Settembrini 10 (in realtà Stresa 1)
Mi sveglio contenta. E' Lunedì, si comincia una settimana nuova e, soprattutto, ho la mia Miss Psyco che raggiungerò puntualissima all'orario stabilito, costi quel che costi superare cumuli di neve in una città completamente paralizzata. Sono stanca morta, nonostante la dormita da ghiro per quasi tutta domenica ed una continuazione di sogni assurdi e tutti spezzettati. Non capisco questa stanchezza, anche perché ho una gran voglia di affrontare la settimana e, soprattutto, di andare da Loredana al Settembrini nel pomeriggio. Forse sono stati stì sogni strani o forse è per la mega passeggiata di sabato, stai a vedè!
Venerdì' sera, dopo la cena a casa di Monica ho fatto tardi e sabato sono andata in giro da sola per ore a catturare delle foto-ricordo della nevicata storica a Roma. Ho camminato al freddo per non so quanto, e devo essermi sfinita. Sono uscita a metà mattinata e tornata quasi al tramonto perdendo pure il mio cappellino preferito! Ho camminato dappertutto, scattato quasi una memory card di foto ascoltando musica e cercato di non pensare alla pizza di venerdì a pranzo con Francesco, per liberarmi delle sensazioni sinistre che mi sono rimaste appiccicate addosso.
Sono scesa dalla Balduina e ho girovagato per ore sabato, scacciando quelle sensazioni ed immagini mie mentali di Francesco che tornava ringalluzzito dal pranzo con me, poi cenava a barracuda crudo con la nuova fidanzatina, e poi si svegliava con questa in quel gelo di casa sua con la caldaia scassata per andare in giro per Roma con la neve a scattarle foto col BB: tanto per dimostrare a se', a questa ed al suo muro di FB che sta’ come n'aglio maschio, che non e' cambiato proprio niente con la fine del suo viaggio, e che, anzi, il viaggio e' stata l’ideona della vita visti gli effetti miracolosi con cui pare tornato e che continuano immutati da quando ha cominciato a fotografare la ragazzina Occhioni, catamarano-based, tra Natale e la Befana (..mentre a me, mi domando e dico, che mi ci voleva a "compiacerlo", che' - brutta coglionazza - non l’ho mai assecondato e manco mi ci sono mai messa in posa come le belle statuine per le sue foto, anzi mi sono fatta pure sali' senza motivo un triennio di esaurimento nervoso tutto in una botta sola, abbandonandolo durante il suo viaggio per il mondo, e “permettendomi” pure di scriverne sul mio blog).
Sì mi devo essere stancata a bestia per godermi comunque quella passeggiata fotografica in cui, tra l’altro, ho pure incontrato Dexter che, direttamente dai miei 90' quando si studiava e si giocava a tennis nel quartiere, ho ribeccato casualmente diverse volte in questi mesi. Con lui ho riso e mi sono distratta, finendo però per camminare di più, sabato. Che bello Dexter, quegli anni d’università ed il nostro vecchio quartiere “Auspicio”… fatto di quelle cooperative edilizie “rosse” che il buon Lusi, agli inizi degli anni 80’, avviandosi alla carriera di tesoriere, ha contribuito a far fallire per ben due volte mandando sul lastrico un migliaio famiglie come la mia, che ha dovuto pagare la quota due volte di seguito per non perdere la casa. Già, vedi che quando abbiamo parlato di Lusi con Francesco venerdì gli potevo ampliare le informazioni che aveva! Ma non m’ha dato modo di completare per tutte quelle chiacchiere politico-economico-giudiziarie che aveva da dirmi in cui poteva interrompersi solo lui, per darmi le solite bordate personali con cui ancora si diverte così tanto a mandarmi in paranoia anche adesso, dopo mesi di lontananza e di mia TCC! Stà a vede', a proposito, che oggi Loredana mi si incula per non aver finalizzato quell’incontro secondo le intenzioni! Va beh poi vediamo, adesso s’è fatta na certa e mi devo scegliere pure che caspita mettermi co’ sta’ neve.
Esco di casa in calzoni di lana marrone e scarponcini da montagna. Prendo la macchina e sicura come un fuso sfreccio, svicolo, sorpasso e avanzo con le gomme termiche dell’A3 arpionate sugli strati di neve e di ghiaccio che bloccano tutti stì cialtroni che sono nel panico da venerdì con Suv che non sanno guidare, smart che galleggiano o altri cessi a trazione posteriore e ruote lisce. E’ da venerdì che buco questo casino e pure stamattina sono tra i pochi che esce da un ingorgo che cerca di scendere da Monte Mario mimetizzato da Monte Bianco. Mi ritrovo a Corso Francia che sono la sola sulla corsia di sorpasso a pistare verso le coperture dell’Auditorium spruzzate di neve, che oggi sembrano proprio uguali uguali alle coperture dell’Auditorium spruzzate di neve. A studio faccio delle controdeduzioni per un’udienza a Como, parlo al telefono con le colleghe di quel Foro e mi scrivo con Eugenio per fissare un’altra lezione di motocicletta sperando in un rapido disgelo. Poi mi messaggio con Miss Psyco, che prima annulla la seduta causa neve e poi mi telefona fissandomi la visita a casa sua…sulla Camilluccia (e daje col “caso”), a Via Stresa. Ricomincio a lavoricchiare per finalizzare la firma elettronica di Ennio alla CCIAA di Napoli. Ma interrompo perché ogni tanto mi instupidisco tentando di capire Francesco che ha sbraitato improvvisamente via mail cancellando un mio innocuo commento ad una sua meteocartolina postata sul suo terzo blog (on line).
Un’ora prima dell’orario della seduta con Miss Psyco mi incarretto per salire sulla Camilluccia, fregandomene delle scene di isteria da neve. Mollo la macchina tra due pini scatafasciati a terra e comincio a correre a piedi in salita su Via Stresa per far prima. Alla fine porto solo 7’ di ritardo e mi ritrovo Loredana che mi apre casa sua, 4° piano senza ascensore, vestita con calzettoni gommati e la stessa tuta di ciniglia (di colore diverso) che uso io a casa con mezzo ombelico di fuori e maglioncioni vari sopra. Insomma, io e la più brava cognitivista di Roma stiamo a casa con la stessa “divisa” e quindi mi verrebbe voglia di salutarla con un bacetto, pentita quasi di non averle portato qualche pasticcino o una bottiglia di vino! Sbircio la Psyco-casa che è tutta una roba etnica su tappeti zebrati (Loredana è bionda d’altronde, certe cose non le può capire) e fotografie eccezionali di questa strizzacervelli qua sparse in giro. La mia cognitiva prende la situazione in mano, mi fa strada in maniera formale ma imbarazzata in direzione del suo studiolo di casa e mi fa accomodare.
Manco finisco di sedermi che Lore mi sollecita con la domanda d’apertura sul famoso incontro con Francesco che non avevo quagliato e che anzi avevo pure rimandato. Faccio capoccetta e compita snocciolo prima i fatti e poi le sensazioni. Un nano secondo dopo mi si incula - anche se con delicatezza - per aver contraddetto le logiche su cui doveva basarsi quell’incontro. E ce lo sapevo! Ma quel che non sapevo, ma che avevo intuito per quel crogiuolo di sensazioni negative del dopo-pizza, me lo chiarisce Miss Psyco senza grosse difficoltà, facendomi notare come io abbia mollato sui propositi, assecondato e prodotto chiacchiere del più e del meno lasciando ancora a Francesco l’utilizzo dei vecchi schemi per andare ulteriormente in one-up a ristabilire il suo “ordine” da bastone e carota, di cui all’ampia cronaca riferita in 9 sedute e conclusasi giustappunto oggi - che è la decima a quota mille euro quasi -, con quella sua mail perentoria e reattiva, mandatami poco prima di pranzo. A quel punto le dico cosa ho fatto d’istinto i giorni scorsi per cercare di liberarmi dall’oppressione primaria che ho sempre sentito per Francesco, depositando, con fiducia, su altri il peso della mia perenne preoccupazione per le sue “stranezze” e che, in questi ultimi episodi, mi è andata a mille. Le dico che così mi sento di aver fatto tutto il possibile e che posso essere ora al 100% su di me. Loredana dice di non preoccuparmi di questa cosa né dello stato di Francesco che, anche se bipolare nel migliore dei casi, i soldi ed il sacrificio dell’analisi ce li sto mettendo io e li devo impiegare esclusivamente per me e finire di trivellare questa falda di roba stratificata da anni e liberarmi il passo verso altro, che ha altrettanta urgenza di essere risolto.
Poi, a un certo punto, acchiappa il telecomando della pompa di calore e mi dice di osservare il suo dito mentre preme il canale 1 (caldo) ed il canale 2 (freddo) e di immaginare questi due canali come i due solchi in cui si sono spezzate le mie emozioni per Francesco a causa dei suoi molteplici stimoli contraddittori e delle oscillazioni polarizzate che ha da sempre avuto con me ed a cui sono andata appresso senza aver avuto la forza di segargli le orecchie immediatamente, come stavo facendo d'istinto la prima volta sull'episodio strano della corsa a villa Borghese di tre anni fa, ma lasciandomi sradicare sempre di più dalla mia centratura. Il canale 1, per Loredana, è il canale di Francesco “buono”, quello intelligentissimo, curioso, geniale che ha coscienza e che mi piace e di cui ho fiducia, quello con cui ho trombato per tutti questi anni divertendomi tanto e che mi fa prendere il flusso di un certo tipo di emozioni. Il canale 2, invece, per Loredana, è il canale di Francesco “opposto”, quello che nega la realtà a tutti i livelli per non fare nulla e per giustificare il suo non voler far nulla, che ha i suoi stacchi brutali e che mette in campo, con calcoli e giochi perversi, i suoi sistemi di controllo dell’Esterno da cui esige dedizione ed attenzione completa ma distanza assoluta perché vuole farsi i cazzi propri e non riconosce se stesso, e che mi fa incanalare le emozioni per lui in una maniera “opposta” a quelle provate in modalità 1.
A quel punto, sentendo quelle cose e vedendo chiaramente avanti agli occhi, attraverso quel cazzone di telecomando di Loredana, i due canali in questione, mi ipnotizzo sulla mia cognitivona che giganteggia sul suo sgabello ergonomico mentre ondeggia col dito e fa bippare il tasto del caldo e quello del freddo e ricompone, nei miei neuroni, tutti i vari episodi di switching che Francesco ha fatto fare alle mie emozioni in questo dindolon triennale e di come, casualmente, questo switching abbia preso, in pochi mesi, ad accelerare vorticosamente e senza più quasi soluzione di continuità tra canale 1 e canale 2, proprio nel momento di massima crisi di Francesco (cioè allontanamento dall’azienda, crepaggio con la sua fidanzata convivente, viaggio di 50 giorni per capire bene il suo futuro anche in relazione a me e ritorno con la nuova fidanzatina Occhioni e con in testa ancora più confusione di prima per il lavoro).Ecco, appunto Loredà.
Mi riprendo n’attimo scuotendomi e sento la bionda che sta forzando con fatica per farmi passare un concetto prezioso che io afferro solo dopo due o tre volte di ripetizione e quando lo traduco io, ad alta voce, nel mio linguaggio. Lore sorride perché ho comunque acchiappato il filo di questa matassa. E sì Loredà è vero. Sono stata sin’ora troppo preoccupata di sottolineare l’ingiustizia e l'infondatezza di tutto stò sistema ed ho voluto a tutti i costi radicarmi in una sorta di legittimazione - che mi derivava dall’aver subito questo per tanto tempo - per provare a farlo cessare reclamando a Francesco alcune cose oppure per difendermene anche agli occhi degli altri, ma così sono andata ulteriormente appresso allo switching di Francesco, finendo per decentrarmi del tutto da stà benedetta centratura. Bene. Io e Loredana sospiriamo e ci sorridiamo, poi lei mi dice che ora occorre mettere insieme e ricomporre in un unico “pacchetto” il canale 1 ed il canale 2 insieme, perchè Francesco è st'unico pacco di canali opposti, senza più subire switching o andare appresso ai one-up e one-down della sua comunicazione affettiva, capendo Dentro e da Dentro senza influenza del Fuori, se tutto il “pacchetto premium” dello streaming di Francesco risponde a quelle tre famose domande a cui devo dare soluzione al più presto. “Perché la cosa più importante è questa e non chi o cosa è Francesco, sono stata chiara, Giulia”? “Lei deve comprendere Dentro se alla fine le sta bene veramente un uomo inerte di fronte alle situazioni della vita e che non fa nulla neanche per capirsi e per capire, e st’operazione dobbiamo sbrigarla in fretta perché dobbiamo verificare gli altri fronti, intesi?” Mi saluta, abbiamo finito e mi molla due esercizi per la settimana.
Arrivo a casa che zompetto dalla gioia per aver trovato un altro bandolo della matassa e pure con la voglia di preparare la cena. Prendo in frigo il cavolo romano da lessare, lo metto sul tagliere e gli scarico una decina di foto prima di affogarlo in pentola. Sì, la vera bellezza del cavolo!