Un pezzo della mia Famiglia

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Tra gli innumerevoli vantaggi di questo periodo vi è anche il mio continuo riscoprire e riassaporare la mia Famiglia e le persone del mio "nido stretto".

E questi sono Erny, zia Ciux o zia Giò, Binoche e Bina piccola, a festeggiare il compleanno di quest'ultima nel giorno di Santa Giulia.

Non so di preciso spiegare. Forse sono tornata da un lungo viaggio, forse ero in "ferie" in una colonia penale e, di destrezza, ho tagliato la corda facendo marameo ai lavori forzati cui mi ero condannata da sola, forse ero assente perchè "n'attimo" impegnata a venir fuori da un deserto grande anni ed anni, forse...non serve neanche capire fino in fondo.

Fattostà che ho un nuovo Gusto nel vivere le mie persone e le mie cose, ed amando loro amo me ed avendo cura di loro custodisco il mio suolo e la mia terra.

Sono un pezzo di femmina (come dice qualcuno) di 1,76 cm per 55 Kg, scoppio di salute, sono un avvocato ed ho un marito, una casa, una famiglia, una storia, un futuro e molto altro ancora.

Ma in fondo sono solo una donna qualunque che ha capito che le ciliege col verme vanno sputate in fretta e che se non hai saliva a sufficienza per far fare un bel volo all'amaro boccone, te la devi far venire a calci nel culo.

Sì effettivamente debbo proprio dirlo, sono solo una persona comune che ha inteso, a furia di pali in faccia, che la Vita in sè non è mai la somma di ciò che perdo o non riesco ad avere, ma l'insieme di quello che rimane.

E so, ora, che quello che è rimasto e che rimane non è per niente poca cosa.

(a mia zia Ombretta: hai scelto di non vivere più e in qualche maniera ho capito che hai capito che hai fatto un errore. Riposa in pace e proteggi sempre le tue figlie.)

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Loredana

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Cara Miss Psyco,

mi hai portato per mano lungo i gorghi e le tempeste di questo lungo inverno. Ed in poche settimane hai fatto risplendere la calma tirando fuori, più brillante che mai, il mio viso e la mia volontà.

Mi hai tenuto la fronte per guardare in faccia la mia rabbia aiutando il mio sguardo a superare i “limiti di batteria” e comprendere quel maledetto “tutto” che non vedevo dal mio lato. Ed hai calmato i miei polmoni, il mio respiro - e con questi l’anima mia - rallentando la velocità dei miei movimenti interiori fino a farmi gustare di nuovo il flusso della vita.

Mi stai insegnando la semplificazione interiore, la concentrazione sugli obiettivi, la seduzione del calore e del sorriso positivo ed aperto, l’irresistibile leggerezza di una anima ripulita e profumata.

Cara la mia bionda, donna intelligentissima ed astuta, donna bella e bellissima femmina che non ha paura di esserlo. Artigiana dell’empatia, traduttrice di cose complicatissime offerte come le caramelle alla menta che mi allungavi quando ancora mi venivano le lacrime ed i singhiozzi quest’inverno…

Sei bella ed ancora più brava, Congnitivona mia e lo voglio dire a tutto il mondo.

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Cara Loredana, hai riaperto la mia strada sotto i miei piedi. Hai ingabbiato il mio “mal d’amore” spiegandomi le ragioni per abbandonarlo lì sul tappeto, in 10 settimane. Hai retto la mia mano per altre 3 settimane mentre finivo di giustiziare un sentimento sbagliato che mi teneva prigioniera in una me stessa falsa ed insopportabile che non volevo più tra i piedi. Mi hai aiutato a prendere la mira fino a piazzare un colpo secco in fronte ad un amore che non era tale e che nascendo stava uccidendo me e la mia vita. Mi hai aiutato a fare piazza pulita slegando i miei passi ed in altre 2 settimane mi hai condotto di fronte al vero quadro della mia vita, unica.

Con tutta la fiducia che posso avere in te e con il tuo aiuto, ora, sto impastando i nuovi mattoni da metter giù, tappando i buchi e le falle, cercando i perni sani su cui mettere leva, ripassando a calce gli angoli spezzati ….il tutto avendo oramai capovolto per il verso giusto i “lucidi” del piano della mia personalità, del mio progetto e di tutto ciò che era stato per anni messo a testa in giù e disegnato con “scala” irreale.

E lo sto facendo, Bionda, senza neppure dilungarmi a mangiarmi i gomiti o a farmi venire i sensi di colpa per l’assurdo che ho fatto piombare nella mia vita e da cui mi sono lasciata usare ed abusare… Anzi, grazie al tuo aiuto ora ne rido di gusto guardando divertita la mia vecchia pelle stesa ancora vicino a me e chiedendomi come sia stato possibile portarmela appiccicata addosso per così tanto tempo….

Ci vediamo lunedì Loredà. Ti devo raccontare delle belle cose di lavoro che sono riuscita a combinare ed andiamo avanti sulla Traccia Work e sul resto che, ormai, è ufficiale: ha ripreso il sapore di una pesca dolce e succosa...grazie a te, ma soprattutto a me Sola.

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Dalla parte di Delio Rossi

Non mi importa sapere prima di esprimerla se la mia opinione riesca o meno ad intercettare consensi. Mi scappa da dire e dico, e, per il resto, me ne frego: Delio Rossi, secondo me, ha fatto benissimo a reagire come ha fatto, esplodendo contro l'infamia detta da Ljajic; e il paparino di quest'ultimo, visto che ha male educato il proprio "scarrafone", farebbe meglio a tacere e a farsi un esamino di coscienza piuttosto che difendere il  proprio pargolo viziato ed irrispettoso dell'autorità, della serietà e, si', anche dell'Umanità di Mister Delio.

Non si e' assolutamente autorizzati a dire e fare, a vanvera, la qualsiasi, urtando la sensibilità, l'amor proprio, le emozioni, i valori e la dignità di un'altra persona. Non si gioca a pallone con i sentimenti delle persone gratuitamente, soprattutto se a farlo e' un irriconoscente, pieno di se', inorgoglito e vuoto come un barattolo di fagioli già "mangiato". Ci vuole rispetto, e quando questo viene infranto da uno stronzetto arrogante come ha dimostrato di essere Ljajic, si arriva ad un punto che l'unica e' reagire per riprendersi la dignità e tutto il resto indietro in un sol colpo, anche con le brutte, anche con le mazzate se si ha la forza fisica.

Basta davvero con i buonismi, i giustificazionismi teneri, le ostentate superiorità, le ipocrisie finte come il pvc, il dover comprendere senza limiti e confini il comportamento malamente di alcuni. Basta con la paccottiglia intrisa di finta "non violenza" e di imbiancato timore dello "scontro"....perché il conflitto e' politically incorrect, bisogna essere superiori e non bisogna "abbassarsi", ne' "sporcarsi le mani". Basta veramente con tutta questa smidollata bontà che, specie in un paese malato come il nostro, ha solo l'effetto di far proliferare parassiti, imbecilli, vigliacchi e bastardi che, a furia di non beccarsi mai una sonora lezione per le loro storture la fanno franca sempre proliferando, nella selezione naturale, insieme al loro stramaledetto gene portatore di viziata stronzaggine.

Ma dde che', aho! Il concetto della Punizione e della Sanzione e' sacrosanto e deve essere difeso e recuperato, anche a costo di strapparsi il cuore dal petto o fare cose che la "maggioranza" disapproverebbe. Anzi, più il gregge si mette a belare la propria ipocrita riprovazione, e più si e' nel giusto e non bisogna indietreggiare. E bene ha fatto Mister Delio a farlo pubblicamente e senza ipocrisie. Quando ci vuole una lezione, questa va data e bisogna trovare la forza di darla. Non c'e' nulla di più sano e liberatorio del conflitto e non bisogna averne paura. Non bisogna cercarlo, ne' provocarlo, per carità, ma neanche lo si può scansare ad oltranza soprattutto quando qualcuno passa il segno, quando vi e' una aggressione che tocca il nostro intimo senso di dignità ed integrità personale, o quando si e' destinatari di cattiverie gratuite (anche verbali) e di provocazioni belle e buone che valgono tanto quanto aggressioni fisiche allo stato puro. In questi casi non si deve scappare con la scusa del "lasciar correre". Ma ddeche' aho.

Quando si e' provocati nel profondo si deve ristabilire l'ordine e la forza, bisogna far calare il proprio "peso" in faccia all'aggressore e rispedire al mittente ogni attentato al proprio equilibrio ed amore di Se' (che c'entra poco o nulla con l'orgoglio-presunzione), senza aver vergogna di mostrare i canini e mordere, se del caso, perché certa gente deve imparare la Responsabilita' ed il Rispetto che qualche genitore troppo compiacente ed amorevole (o con troppi sensi di colpa) ha trascurato di insegnare a suon di ceffoni in bocca ai propri figli.

Con certe persone non c'e' alternativa talvolta, e se si incontrano dei bastardelli presuntuosi, che - per superficialita' esondata in cretinaggine e per poca abitudine a farsi carico delle conseguenze delle loro azioni - si sentono talmente tanto al di sopra degli altri da non farsi scrupoli a calpestarne la dignità pur di levarsi un pruritino, come ha fatto questo stronzo patentato di Ljajic, e' quasi un servizio pubblico prenderli a calci nel culo ed allontanarli tipo paria per insegnar loro che non esistono sempre e solo i loro capricci, ma anche gli altri a cui si DEVE rispetto.

Tutti pronti a saltare addosso a chi reagisce senza neppure chiedersi come mai una persona come Delio Rossi sia esploso a quel modo ed in diretta TV. C'e' voluta una conferenza stampa per capire che Mister Delio aveva ricevuto in pancia un missile terra-aria da un cretino di giocatore che, magari, nel tempo, lo aveva logorato ed esasperato al punto da decidere che oltre Ljajic non poteva andare e che era il momento di dargli una sonora scamapanata a suon di busse.

Ma ora, almeno per me, non c'e' alcun bisogno di altro per capire che Ljajic, oltre a tutto il resto, e' pure un bamboccio a non tappare la bocca al padre - che gli sta facendo fare anche la figura del "pisciapannolino" - pur di continuare a nascondersi dietro agli altri, e non prendere coscienza di se' e del dovere di fronteggiare il proprio errore da "ommo". Altro che buon giocatore! Hai voglia ad aver talento e genialita'! Se hai un carattere di merda sei e rimani uno qualsiasi, e ben ha fatto Delio Rossi a punire il proprio giocatore che questo continua a dimostrare di essere lasciando liberamente blaterare il proprio padre che nulla c'entra in questa vicenda.

Grazie Mister Delio, io per questo episodio non solo la stimo di piu' ma le voglio pure bene e credo fermamente che se in Italia ci fossero piu' persone come lei, non avremmo tutta questa massa di parassiti e pecoroni a levarci l'aria ed il futuro. Ci sono delle volte - ed in Italia si vive in questo particolare momento - in cui bisogna "somministrare una buona dose di intolleranza, per suscitare una politica foriera di discordia" (Savoy Zizek nel suo elogio all'intolleranza). Si' Mister, lei mi ha definitivamente coinvinto che non bisogna piu' accettare la prepotenza. Basta farsi mettere i piedi in testa, basta con falso pacifismo che in nome della condanna della violenza ha confinato il sano conflitto tra le persone ai margini piu' remoti della societa' facendo imballare tutto e non consentendo piu' alcun cambiamento. Basta con la vigliaccheria, e basta soprattutto col non dire mai basta cosi', su questa testa e su questa anima non si passa piu'.

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Cippy-cusine: a cena da Roy Caceres

"Non c'e' amore più sincero che quello per il cibo", diceva George Bernard Shaw. Ed e' vero, purché il cibo sia di qualità, altrimenti e' come per il sesso....che' se non puoi usare ingredienti di prim'ordine tanto vale far da sè, ovvero mangiare pasta al burro che sfama ugualmente e non appesantisce! 

Mi spiace solo essere arrivata a queste cose di verità così tardi. Ah quanto mi duole essermi persa metà del piacere che avrei guadagnato se avessi imboccato la strada gourmet un po' più giovane! E invece ho indugiato, tanto, troppo, a masticar anni e pizze Napoli al doppio pomodoro in una bettola tamarra senza vedere, per pura ostinazione, l'isotopia che collega, intimamente, il piacere sessuale ed il cibo, le persone che sanno far all'Amore al loro gusto del mangiar bene.

Ma non e' mai troppo tardi.

Così, diradati i pranzetti del venerdì all'Ingegno ed avviato il filone dei dinner in pink, la mia banda di amiche goliardiche, me ed il mio indomito spirito dionisiaco da tragedia attica abbiamo messo a segno qualche giorno fa un nuovo colpo culinario di grandissimo livello, stavolta andando a trovare Roy Caceres, resident chef colombiano delle Metamorfosi di Roma.

Eravamo in nove della nostra Small Lodge, tutte strette a Miss Desy, nocchiera di razza della nostra tavola, orfana stavolta di Lady Chiffon purtroppo in altre faccende affaccendata. Cosa volete, ognuno ha i propri cerchi magici, ed anch'io ho il mio e funziona, funziona sempre...

Ho trascorso una serata da vera Goliarda Sapienza per cui mancano le parole, almeno a me non certo a Miss Desy che e' la numero uno in queste cose. Quindi mi poggerò sulle sue rielaborando q.b. per bloggare le metamorfosi culinarie del maestro di cucina Caceres a cui abbiamo assistito con lo stupore tipico di chi scopre un segreto importante. 

Serata tutta in "rosa" comme d'abitude e l’inizio è con bollicine a "tema": champagne rosè dalle campagne di Reims. Bevete ragazze perché come diceva la marchesa di Pompadour: “lo Champagne è il solo vino che rende una donna bella dopo aver bevuto”. Prosit!

D'accordo con lo chef, decidiamo una degustazione a sorpresa e di sorprese c'e' da aspettarsene tante, perché qui tutto è "metamorfosi", e in un gioco di cotture, forme e consistenze Caceres lavora e trasforma la materia prima per "raccontare le emozioni" attraverso i suoi piatti. 

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Le danze si aprono con un sapido krapfen di Reggiano 36 mesi con salsa di lamponi e menta

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Poi arriva un assaggio di pata negra e una sequenza di pani fatti in casa tra cui spicca il pane di pasta madre al farro integrale e semi di finocchio servito caldo, e con una mousse di olio extra vergine d’oliva e fior di sale. Quanto gusto nei sapori semplici, vero Giulia.

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A me la scelta dei vini, e cominciamo con uno poco impegnativo: pinot bianco di Haas 2010, di colore giallo paglierino brillante. Il naso sente note floreali di biancospino ed aromi di pesca ed ananas. In bocca il vino e' piacevole e ben si abbina al battuto di gamberi rossi ed avocado con gocce di crema di ostriche selvatiche e polvere di nero di seppia, un piatto che "sa" di mare presentato in un accattivante cromatismo.  

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I bicchieri si svuotano subito e saliamo un po’ più in alto con il Beyond the Clouds di Elena Walch, che piace, piace tanto. Flavia dice: è speciale! Ed ha ragione. E' un vino tutto al femminile, fortemente voluto dall'inventiva di una giovane donna, che da architetto cambia professione e diventa produttrice di vino. Una scommessa vinta. Questo è il suo vino di punta: uno dei migliori bianchi d'Italia, una superba cuveè di uve a bacca bianca selezionate. Un vino che seduce.

E' bello avere la testa tra le nuvole. Il vino eleva l'anima ed i pensieri. Si fanno progetti di viaggi vicini e lontani che chissà se da sobrie manterremo, anche se la gita per il concerto di Norah Jones appare ormai cosa fatta.

Viene poi servita una vera e propria "metamorfosi" della carbonara completamente  reinterpretata da Caceres che ci serve il suo particolarissimo uovo fondente, cotto per 45' a 65°, spuma di pecorino con all'interno del guanciale e chips di rigatoni serviti a parte e da tuffare dentro. Il vino regge la grande sapidità del piatto. Le ragazze schioccano le loro lingue sui palati, Giulia alza i pugni al cielo, Augusta si rianima dall'emicrania con cui poverina e' arrivata.

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Subito arrivano gli spaghetti alla chitarra con pomodori passiti, burrata e crema di cime di rapa. Un piatto di grande equilibrio nella sua "apparente" semplicità che ci fa aprire un'altra bottiglia di Beyond the Clouds, la seconda, a grande richiesta di tutte.

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Seguono i ravioli ripieni di Blu del Monviso, con rapa rossa e tartufo bianchetto, e si passa al rosso. Così come omaggio alla serata "in rosa" scelgo un Aglianico del Vulture prodotto da una giovane enologa di Potenza, Elena Fucci: Titolo, annata 2007, ed i nostri calici si riempiono ancora ed ancora.

Intanto arriva l'agnello ed è Matrimonio d'Amore con il piacere che arriva al suo culmine. Lo chef ci presenta il lombo di agnello croccante alle mandorle con melanzane e gelato al “Gine-Prò”, un piatto di sapiente esecuzione e perfetta la cottura che va a pulire la bocca. Io e Giulia bissiamo la porzione.

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Peccato che il bicchiere di Augusta e Flavia rimanga quasi pieno. Quello di Flavia lo svuoto io. L'alcool comincia a farsi sentire: Elena ride allegramente, Daniela stavolta non risente affatto del vino e la nostra Mass regge come una roccia, forse perché è tornata temprata dalla Cambogia.

Come predessert ritorna il Blu del Monviso sotto forma di lecca lecca al cioccolato bianco con gelatina al porto. Apparso e scomparso ...in un sol boccone.

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Chiedo cautamente se il tavolo vuole continuare con un vino dolce, e la risposta è affermativa e corale; confesso che non me lo aspettavo.  Scelgo allora un grande passito di Pantelleria, il Ben Ryè di Donnafugata, annata 2009, di colore ambrato, che fa aprire il naso ed in sensi con note intense di albicocca passita, fichi, datteri, e agrumi canditi. Un vino di grande complessità, questo 'figlio del vento' che comunica le suggestioni della sua terra!

Buonissimo per l'abbinamento con la proposta dolce di Caceres: ravioli croccanti ripieni di ricotta al limone e agrumi accompagnati da gelato alla mandorla. Degno finale di una cena riuscita.

Complimenti allo chef e ...foto di gruppo; poi ancora la piccola e gli abbracci finali.

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Se sono sobrio la gioia mi è nascosta da un velo, ma la mia Mente perde coscienza se bevo. C’è un attimo solo fra sobrietà e ubriachezza per cui tutto darei. È quello la Vita! (Omar Khayyam).

Arrivederci, noi salutiamo Elena che sta per partire ancora per Belgrado e che speriamo di raggiungere per un prossimo w.e. lungo, ma intanto la Small Lodge si da appuntamento da Aquolina per un'altra avventura culinaria.

 

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osservate bene

Osservatemi

Osservate la bellezza, la potenzialità, l’efficienza, l'elasticità, l'esuberante compiacenza, lo scatto felino, la profondità, l'acume, la logica, la lucidità... il mistero di questo particolare tipo di ragazza che, non lo sapete, nessuno lo sa, nemmeno lei lo sa, ha cominciato anzitempo a saltellare come una pulce ammaestrata non avvedendosi punto di esser solo uno stuzzicadenti per il trastullo di una bocca, vuota di parole e di coraggio.
 
Questo particolare tipo di ragazza, questo punteruolo per ciabattini, che crede di aver conquistato il mondo, già si bea nei sogni, inconsapevole della siringa per morfinomani che le è stata conficcata nel cuore, della spada di Damocle sospesa sulla sua testa da passeretta in miniatura. Fa festa, non sente affatto il palo che le ha impalato il buon senso, il microbo aguzzo che le mangia dentro ben apparecchiato. E insieme al resto spalanca il suo sguardo nella direzione sbagliata, compiacendosi troppo di aver scippato quella bocca vuota ad una prima di lei che, ad ascoltar le pecore sempre pronte a belare, morirebbe di invidia e gelosie.

Sì forse... e naturalmente sì per tutti coloro che scambiano la causa con l’effetto e si incantano a guardare gli stecchi sul di dietro di un’oca spennata.

Osservate meglio, dunque, quell’antico stecchino, utilizzato per anni e poi buttato via per tutta una serie di calcoli incalcolabili e senza nemmeno l’umanità di esserne fatto edotto con chiarezza, come abbia prontamente afferrato la daga dell’iperbole liberandosi prima e rimirando ora, estasiata, un Arlecchino poggiato ad una pulcinella... Quello stecchino antico che si è ribellato era una fanciulla ingenua che si è tuffata alla cieca là dove credeva di trovare il mare, incontrando invece solo un barattolo con due dita d’acqua.

Osservatela ora e vedrete una vera stronza, felice di essere diventata tale. Ecco, quella è una che ha sparso brandelli di cuore per meritarsi, finalmente, di essere una stronza che ha imparato a sparare e che non ha più paura di farsi leccare i tacchi prima di levar le scarpe.

(immagine by Fernando Montiel Klint)

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Cippy-Cusine: humus, falafel e pita ed altri liberi sapori di Palestina

E niente ero in astinenza da troppo tempo... Così per questi giorni di Passione la qui presente sempre io medesima e corpus mihi - notoriamente disposta a qualunque cosa per celebrar passioni come si deve -, si è messa a blandir palati con cibi arabi e palestinesi di cui avevo una gran voglia dopo il mio recente viaggio.

Il maschio libanese (FJK docet), palestinese e musulmano in genere va in brodo di giuggiole quando c'è una femmina che gli prepara l'Humus ed il pane. Quindi mi son detta perchè non provare ad intontire un maschio italiano con taluni stuzzichini arabi approfittando della passione pasquale per una resurrezione coi fiocchi?

Detto fatto, ed ora do lo spiegone delle ricette realizzate e di alcuni suggerimenti utili.

1. Andare da Hazim presso il Castroni di fiducia e comprate le spezie che servono (io ho usato cumino e coriandolo macinato), la tahina, la farina di manitoba, i pinoli, ed il lievito granulare, ricordando di pronunciare la parola Humus e Tahina starnutendo l'acca come la parola Hobb (ti amo) o "come parola che viene dal cuore"...

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2. Dopo aver tenuto i ceci in ammollo per 12 ore, cuoceteli in pentola a pressione in abbondante acqua finchè non si arrendono diventando morbidi a sufficienza.

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3. Soffriggete due spicchi d'aglio in olio d'oliva e aggiungete il cumino ed un pò di coriandolo per tostare il tutto e ripassare per qualche minuto i ceci. 

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3. Mettere il tutto in una cuccuma ampia e cominciare a trivellare con il minipimer ad immersione per ridurre con precisione tutto a perfetta pappetta e ricavar l'Humus di ceci. Aggiungete di tanto in tanto la tahina di sesamo, qualche filo d'olio d'oliva per raggiungere una consistenza morbida e spumosa, il succo di limone preventivamente spremuto ed il sale, testando il sapore ed aggiustandolo secondo i vostri gusti.

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4. Preparate l'impasto per i Falafel, mettendo una parte dei ceci non spadellati per l'humus in un mixer con una cipolla, un aglio, del prezzemolo, un chiacchio scarso di cumino e coriandolo, sale e pepe (e se del caso anche delle fave preventivamente lessate come ho fatto io). Dopo un riposino in frigo per almeno 2 ore aggiungete dell'acqua ed un uovo per impastare e compattare il tutto.

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5. Fate le polpettine lavorando l'impasto a mano come se fossero polpette europee di carne macinata da utilizzare per la pasta al forno, fate scaldare l'olio in padella e mettevi a friggere i Falafel.

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6. Preparate la Pita mettendo 20 gr di lievito granulare in un'ampissima cuccuma con un dito d'acqua calda. Fate attivare il ievito ed aggiungete un terzo di 500 gr di farina di manitoba da lavorare a mano versando acqua tiepida. Continuate con la santa paziena ad impastare il resto della farina con l'acqua, aggingendo un cucchiaio di sale e ricavate l'impasto.

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7. Continuate a lavorare con l'olio di gomito l'impasto del pane su un piano fino a che non è liscio e consistente (se avete la macchina per il pane siete delle stronze avvantaggiate e raccomandate e dovete prendere la scossa). Tagliate otto o nove pezzi da fare a palline e lavoratele col mattarello fino a raggiungere la forma circolare tipica. E ricavati i dischi piatti delle pitine, riponetele a lievitare coprendole con stofinacci e roba calda per un'oretta.

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8. Successivamente, riscaldato il forno a 250° mantenendo le teglie dentro, infornate le pitine accomodandole su fogli di carta forno. Fatele cuocere una mezz'oretta scarsa, aprendo ogni tanto a spennellarle con dell'acqua fredda e rigirarle. Sfornate le pagnottelle e mettetele per una decina di minuti, avvolte nella carta forno, dentro un sacchetto di plastica.

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9. Alla fine del tutto, tostate con una noce di burro i pinoli e ripassateci l'humus di ceci. E se vi piace, per guarnirlo con un tocco di classe, spolverateci del pepe rosso in polvere ed un pugnetto di prezzemolo tritato.

Bon appetit da Cippy.

 

 

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