"Non c'e' amore più sincero che quello per il cibo", diceva George Bernard Shaw. Ed e' vero, purché il cibo sia di qualità, altrimenti e' come per il sesso....che' se non puoi usare ingredienti di prim'ordine tanto vale far da sè, ovvero mangiare pasta al burro che sfama ugualmente e non appesantisce!
Mi spiace solo essere arrivata a queste cose di verità così tardi. Ah quanto mi duole essermi persa metà del piacere che avrei guadagnato se avessi imboccato la strada gourmet un po' più giovane! E invece ho indugiato, tanto, troppo, a masticar anni e pizze Napoli al doppio pomodoro in una bettola tamarra senza vedere, per pura ostinazione, l'isotopia che collega, intimamente, il piacere sessuale ed il cibo, le persone che sanno far all'Amore al loro gusto del mangiar bene.
Ma non e' mai troppo tardi.
Così, diradati i pranzetti del venerdì all'Ingegno ed avviato il filone dei dinner in pink, la mia banda di amiche goliardiche, me ed il mio indomito spirito dionisiaco da tragedia attica abbiamo messo a segno qualche giorno fa un nuovo colpo culinario di grandissimo livello, stavolta andando a trovare Roy Caceres, resident chef colombiano delle Metamorfosi di Roma.
Eravamo in nove della nostra Small Lodge, tutte strette a Miss Desy, nocchiera di razza della nostra tavola, orfana stavolta di Lady Chiffon purtroppo in altre faccende affaccendata. Cosa volete, ognuno ha i propri cerchi magici, ed anch'io ho il mio e funziona, funziona sempre...
Ho trascorso una serata da vera Goliarda Sapienza per cui mancano le parole, almeno a me non certo a Miss Desy che e' la numero uno in queste cose. Quindi mi poggerò sulle sue rielaborando q.b. per bloggare le metamorfosi culinarie del maestro di cucina Caceres a cui abbiamo assistito con lo stupore tipico di chi scopre un segreto importante.
Serata tutta in "rosa" comme d'abitude e l’inizio è con bollicine a "tema": champagne rosè dalle campagne di Reims. Bevete ragazze perché come diceva la marchesa di Pompadour: “lo Champagne è il solo vino che rende una donna bella dopo aver bevuto”. Prosit!
D'accordo con lo chef, decidiamo una degustazione a sorpresa e di sorprese c'e' da aspettarsene tante, perché qui tutto è "metamorfosi", e in un gioco di cotture, forme e consistenze Caceres lavora e trasforma la materia prima per "raccontare le emozioni" attraverso i suoi piatti.
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Le danze si aprono con un sapido krapfen di Reggiano 36 mesi con salsa di lamponi e menta
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Poi arriva un assaggio di pata negra e una sequenza di pani fatti in casa tra cui spicca il pane di pasta madre al farro integrale e semi di finocchio servito caldo, e con una mousse di olio extra vergine d’oliva e fior di sale. Quanto gusto nei sapori semplici, vero Giulia.
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A me la scelta dei vini, e cominciamo con uno poco impegnativo: pinot bianco di Haas 2010, di colore giallo paglierino brillante. Il naso sente note floreali di biancospino ed aromi di pesca ed ananas. In bocca il vino e' piacevole e ben si abbina al battuto di gamberi rossi ed avocado con gocce di crema di ostriche selvatiche e polvere di nero di seppia, un piatto che "sa" di mare presentato in un accattivante cromatismo.
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I bicchieri si svuotano subito e saliamo un po’ più in alto con il Beyond the Clouds di Elena Walch, che piace, piace tanto. Flavia dice: è speciale! Ed ha ragione. E' un vino tutto al femminile, fortemente voluto dall'inventiva di una giovane donna, che da architetto cambia professione e diventa produttrice di vino. Una scommessa vinta. Questo è il suo vino di punta: uno dei migliori bianchi d'Italia, una superba cuveè di uve a bacca bianca selezionate. Un vino che seduce.
E' bello avere la testa tra le nuvole. Il vino eleva l'anima ed i pensieri. Si fanno progetti di viaggi vicini e lontani che chissà se da sobrie manterremo, anche se la gita per il concerto di Norah Jones appare ormai cosa fatta.
Viene poi servita una vera e propria "metamorfosi" della carbonara completamente reinterpretata da Caceres che ci serve il suo particolarissimo uovo fondente, cotto per 45' a 65°, spuma di pecorino con all'interno del guanciale e chips di rigatoni serviti a parte e da tuffare dentro. Il vino regge la grande sapidità del piatto. Le ragazze schioccano le loro lingue sui palati, Giulia alza i pugni al cielo, Augusta si rianima dall'emicrania con cui poverina e' arrivata.
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Subito arrivano gli spaghetti alla chitarra con pomodori passiti, burrata e crema di cime di rapa. Un piatto di grande equilibrio nella sua "apparente" semplicità che ci fa aprire un'altra bottiglia di Beyond the Clouds, la seconda, a grande richiesta di tutte.
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Seguono i ravioli ripieni di Blu del Monviso, con rapa rossa e tartufo bianchetto, e si passa al rosso. Così come omaggio alla serata "in rosa" scelgo un Aglianico del Vulture prodotto da una giovane enologa di Potenza, Elena Fucci: Titolo, annata 2007, ed i nostri calici si riempiono ancora ed ancora.
Intanto arriva l'agnello ed è Matrimonio d'Amore con il piacere che arriva al suo culmine. Lo chef ci presenta il lombo di agnello croccante alle mandorle con melanzane e gelato al “Gine-Prò”, un piatto di sapiente esecuzione e perfetta la cottura che va a pulire la bocca. Io e Giulia bissiamo la porzione.
Peccato che il bicchiere di Augusta e Flavia rimanga quasi pieno. Quello di Flavia lo svuoto io. L'alcool comincia a farsi sentire: Elena ride allegramente, Daniela stavolta non risente affatto del vino e la nostra Mass regge come una roccia, forse perché è tornata temprata dalla Cambogia.
Come predessert ritorna il Blu del Monviso sotto forma di lecca lecca al cioccolato bianco con gelatina al porto. Apparso e scomparso ...in un sol boccone.
Chiedo cautamente se il tavolo vuole continuare con un vino dolce, e la risposta è affermativa e corale; confesso che non me lo aspettavo. Scelgo allora un grande passito di Pantelleria, il Ben Ryè di Donnafugata, annata 2009, di colore ambrato, che fa aprire il naso ed in sensi con note intense di albicocca passita, fichi, datteri, e agrumi canditi. Un vino di grande complessità, questo 'figlio del vento' che comunica le suggestioni della sua terra!
Buonissimo per l'abbinamento con la proposta dolce di Caceres: ravioli croccanti ripieni di ricotta al limone e agrumi accompagnati da gelato alla mandorla. Degno finale di una cena riuscita.
Complimenti allo chef e ...foto di gruppo; poi ancora la piccola e gli abbracci finali.
Se sono sobrio la gioia mi è nascosta da un velo, ma la mia Mente perde coscienza se bevo. C’è un attimo solo fra sobrietà e ubriachezza per cui tutto darei. È quello la Vita! (Omar Khayyam).
Arrivederci, noi salutiamo Elena che sta per partire ancora per Belgrado e che speriamo di raggiungere per un prossimo w.e. lungo, ma intanto la Small Lodge si da appuntamento da Aquolina per un'altra avventura culinaria.